Cieco razzismo omofobo e attacco all’umanità intera.

È difficile trovare le parole per descrivere cosa si prova di fronte all’ennesimo atto di terrore e di violenza che in queste ore ha paralizzato tutti noi.

50 morti e oltre 53 feriti nella sparatoria in un locale gay di Orlando, in Florida.

I giornali di oggi la descrivono come la strage più sanguinosa nella storia degli Stati Uniti esclusi gli attentati con bombe e l’11 Settembre.

Orrore, rabbia, indignazione, paura, incredulità e la sensazione che si stiano via via erodendo radici e senso della parola “civiltà” nel mondo in cui viviamo.

Non è solo cieco razzismo omofobo quello che arma le mani di un killer accecato dall’odio, è un attacco all’umanità intera, che ripropone uno schema purtroppo già visto nei mesi e negli anni che abbiamo alle spalle e di fronte a cui rischiamo di rimanere inermi e impotenti.

Insieme alla vicinanza alla comunità lgbt, ai familiari delle vittime e al popolo americano non rinunciamo, quindi, ad una riflessione più profonda.

Di quella civiltà, di una tolleranza che non basta se non è sostituita dal dialogo e dal rispetto tra esseri umani, di una cultura della solidarietà e della convivenza tra religioni, popoli, comunità che rappresentano diversità da considerare un valore e non un ostacolo all’integrazione, abbiamo drammaticamente bisogno.

E dobbiamo lavorarci tutti, come se fosse la nostra ossessione quotidiana, a partire da noi: cittadini, donne e uomini, istituzioni.

E se possibile, dato che odio e razzismo non hanno ragioni, facciamo in modo che non abbiano nemmeno armi da utilizzare per distruggere vita e futuro di giovani innocenti, come quelli di Orlando.

 

 

 

 

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